Descrizione
Un drago in metallo argentato, ali spiegate, avvolto attorno a un prisma di ossidiana che tiene fra le griffe. È il pezzo più lavorato del catalogo, e il più caro, e preferisco spiegare perché piuttosto che lasciar parlare il prezzo da solo.
Il drago non è un’applicazione posata sulla pietra : la circonda. Le zampe passano davanti, la coda dietro, e le ali si richiudono sui fianchi del prisma. È una montatura in tre dimensioni, fusa in più parti e poi assemblata, mentre un’applicazione si ritaglia in un solo pezzo da una lastra. La differenza di tempo di fabbricazione fra le due è di un fattore cinque, ed è l’essenziale dello scarto di prezzo.
Il catalogo vende già un drago, ma scolpito nell’ossidiana stessa : là, la creatura e la pietra sono la medesima materia. Qui sono due materie che si rispondono, il metallo chiaro e il vetro nero. Non sono due varianti dello stesso gioiello ma due oggetti opposti, e questo costa tre volte tanto. I due sono qui.
Due riserve, e la seconda conta. La prima è il metallo argentato : è una placcatura, si consumerà sugli spigoli delle ali e sul dorso del drago. La seconda è la pietra : è tenuta da griffe, dunque da pochi punti d’appoggio, e una caduta fa lavorare quei punti. Su una pietra fragile come l’ossidiana, una griffe che preme troppo è l’inizio di una crepa. Controllo la tensione di ogni griffe con la lente prima della spedizione, e consiglio di farla verificare ogni due anni.
La litoterapia associa l’ossidiana al radicamento, e il drago alla forza in più culture senza legame fra loro. Nulla di tutto ciò è dimostrato, e un gioiello non cura niente. Ho raccolto a parte ciò che la tradizione attribuisce all’ossidiana, al condizionale dall’inizio alla fine.
- Ossidiana nera autentica, prisma tagliato, tenuto dalle griffe di un drago in metallo argentato.
- Montatura in tre dimensioni, fusa in più parti e assemblata, non un’applicazione ritagliata.
- Il pezzo più caro del catalogo, e il più lungo da fabbricare.
- Tensione delle griffe controllata con la lente prima della spedizione, da riverificare ogni due anni.
Cosa sapere prima di indossarlo
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Le caratteristiche
- Pietra
- Ossidiana nera, vetro vulcanico, prisma tagliato
- Montatura
- Drago in metallo argentato, fuso e assemblato, castone a griffe
- Altezza
- Circa 55 mm con la montatura
- Catena
- Maglia forzatina in acciaio inossidabile
- Genere
- Unisex
- Marca
- Bijoux Obsidienne

Perché questo pezzo costa tre volte gli altri
Il vero rischio di un castone a griffe su un vetro vulcanico non è che la pietra cada, è che si fenda. Una griffe troppo stretta esercita una pressione permanente su qualche decimo di millimetro quadrato, e l’ossidiana accetta quella pressione per mesi prima di cedere di colpo, spesso senza alcun urto. La regolazione giusta è quella in cui la pietra non si muove quando la si spinge col dito ma in cui si vede ancora un capello di luce sotto la griffe. È quella luce a salvare la pietra.
Questo pezzo è in catalogo perché mancava un oggetto di alta gamma, e perché il drago scolpito, quanto riuscito sia, resta discreto. Questo non lo è per nulla, ed è la sua ragion d’essere. Gli altri ciondoli sono qui e la guida all’ossidiana spiega la pietra.
Una griffe troppo stretta non rompe la pietra subito. La rompe sei mesi dopo, senza urto.
L’ossidiana non teme l’acqua, ma la placcatura argentata si offusca a contatto col profumo e col sudore. Togliete il ciondolo prima della doccia e dello sport. Non sfregate mai il drago con un panno abrasivo, e mai una vasca a ultrasuoni : le vibrazioni allentano le griffe. Pulire un gioiello in ossidiana dice il resto.








