Descrizione
Due file da 8 millimetri vendute insieme. La prima è interamente nera. La seconda lascia passare una banda di occhio di tigre bruna e dorata, fermata da una barretta cesellata in metallo brunito. È il contrasto di temperatura a fare questo duo.
L’occhio di tigre è un quarzo che ha sostituito, fibra per fibra, un amianto azzurro chiamato crocidolite. Le fibre sono scomparse, il loro orientamento è rimasto, e il ferro che contenevano si è ossidato dando il bruno dorato. La banda di luce che scorre sulla perla quando la si gira è il riflesso su quelle fibre parallele : è il chatoyance, ed è misurabile, non interpretativo. Abbinare l’ossidiana ad altre pietre entra in questi accostamenti.
Il catalogo propone già una fila semplice che unisce occhio di tigre e ossidiana. Questa se ne distingue su due punti : sono due bracciali, e il bruno è concentrato su metà fila invece di essere distribuito. Il risultato si legge da lontano come un blocco caldo posato sul nero, là dove la fila mista dà un effetto picchiettato. I due sono qui.
Una riserva sull’occhio di tigre. È una pietra molto spesso tinta nel commercio, in rosso e in azzurro soprattutto, e anche in bruno si trovano lotti ravvivati. Questo è bruno naturale, e la verifica è semplice : una pietra tinta mostra un colore che si ferma di netto nelle fessure, mentre un chatoyance naturale segue le fibre. Controllo con la lente, e lo dico perché pochi venditori lo fanno.
La litoterapia associa l’ossidiana al radicamento e l’occhio di tigre alla vigilanza, per analogia con il suo nome. Nulla di tutto ciò è dimostrato, e un gioiello non cura niente. Ho raccolto a parte ciò che la tradizione attribuisce all’ossidiana, al condizionale dall’inizio alla fine.
- Due bracciali venduti insieme, perle da 8 mm di ossidiana e di occhio di tigre.
- Occhio di tigre bruno naturale, non tinto, verificato con la lente.
- Barretta cesellata in metallo brunito, infilata come una perla.
- Montati a mano in Francia, fili elastici intrecciati, senza chiusura.
Cosa sapere prima di indossarli
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Le caratteristiche
- Pietre
- Ossidiana nera, occhio di tigre bruno naturale
- Diametro delle perle
- 8 mm
- Finiture
- Barretta cesellata in metallo brunito
- Contenuto
- Due bracciali
- Circonferenza del polso
- Da 17 a 19 cm, elastico
- Montaggio
- Fili elastici intrecciati, senza chiusura
- Origine delle pietre
- Messico, Sudafrica
- Genere
- Uomo
- Marca
- Bijoux Obsidienne

Orientare l’occhio di tigre, altrimenti non guarda nulla
Una perla di occhio di tigre ha un verso, e non si vede quando è nel sacchetto. Le fibre sono parallele, la banda di luce è loro perpendicolare, e se il foro è praticato nell’asse delle fibre, la banda gira attorno al buco e diventa invisibile di fronte. Bisogna quindi infilare ogni perla facendola ruotare finché la banda incrocia il filo. In un lotto ordinario, un terzo delle perle è forato nel verso sbagliato e non servirà mai a nulla di buono.
Questo duo esiste perché la fila mista del catalogo non conveniva a chi voleva del bruno franco. Distribuire l’occhio di tigre una perla su tre dà un picchiettato ; raggrupparlo dà una massa. È lo stesso insieme, montato con un’intenzione opposta. I due sono qui e la guida all’ossidiana spiega la pietra.
Un terzo delle perle di occhio di tigre è forato nell’asse delle fibre. La banda gira attorno al buco, e non la si vede mai.
L’ossidiana e l’occhio di tigre non temono l’acqua, ma la patina nera del metallo si consuma più in fretta col sapone. Togliete i bracciali prima della doccia e prima dello sport. Un panno morbido e asciutto, mai una vasca a ultrasuoni. Pulire un gioiello in ossidiana dice il resto.








