Descrizione
Tre colori su un filo da 8 millimetri : il nero dell’ossidiana, il blu profondo del lapislazzuli punteggiato di pirite, e un fucsia netto che viene da un’agata tinta. È il bracciale più colorato della gamma, e di gran lunga.
Il lapislazzuli non è un minerale ma una roccia, una miscela in cui domina la lazurite blu, con calcite bianca e pirite dorata. I puntini dorati che vedete sulle perle sono pirite, non un’inclusione aggiunta : sono la firma del lapislazzuli, e la loro assenza totale su una perla molto uniforme deve semmai far riflettere. Abbinare l’ossidiana ad altre pietre descrive queste miscele.
Qui l’ossidiana fa la parte che il nero fa in pittura : separa i colori e impedisce loro di sporcarsi a vicenda. Senza le perle nere fra il blu e il fucsia, le due tinte si scontrerebbero. È anche per questo che il filo tiene visivamente pur mescolando tre pietre, cosa che fallisce una volta su due. Gli altri bracciali sono qui.
L’agata fucsia è un’agata tinta. Nessuna agata esce dal terreno con questo rosa acceso : la pietra è porosa, prende un colorante, e l’industria lo fa dall’Ottocento. Non è una frode né un difetto finché lo si dice, e io lo dico. Conseguenza pratica : quel colore impallidisce con un’esposizione prolungata al sole diretto, cosa che non accade né all’ossidiana né al lapislazzuli.
La litoterapia associa l’ossidiana al radicamento e il lapislazzuli alla parola. Nulla di tutto ciò è dimostrato, e un gioiello non cura niente. Ho raccolto a parte ciò che la tradizione attribuisce all’ossidiana e ciò che dice degli abbinamenti, al condizionale dall’inizio alla fine.
- Tre pietre in perle da 8 mm : ossidiana nera, lapislazzuli, agata tinta fucsia.
- L’agata è tinta, come tutte le agate di questo colore, e la sua tinta impallidisce al sole diretto.
- I punti dorati del lapislazzuli sono pirite, la firma di questa roccia.
- Montato a mano in Francia, filo elastico intrecciato, senza chiusura.
Cosa sapere prima di indossarlo
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Le caratteristiche
- Pietre
- Ossidiana nera, lapislazzuli, agata tinta
- Diametro delle perle
- 8 mm
- Trattamento
- Agata tinta, ossidiana e lapislazzuli non trattati
- Circonferenza del polso
- Da 17 a 19 cm, elastico
- Montaggio
- Filo elastico intrecciato, senza chiusura
- Peso
- Circa 19 g
- Origine delle pietre
- Messico, Afghanistan, Brasile
- Genere
- Donna
- Marca
- Bijoux Obsidienne

L’agata è tinta, e preferisco scriverlo
Un’agata tinta si riconosce dal bordo del foro. Il colorante entra dai pori, e poiché gli strati di un’agata non hanno tutti la stessa porosità, si ferma di netto su alcuni : guardando dentro il foro di una perla si vedono anelli più chiari, a volte quasi bianchi, dove la tintura non è entrata. Su una pietra di colore naturale, il colore è lo stesso dal bordo al centro. È il controllo che faccio, e richiede dieci secondi per perla.
Questo filo esiste perché mi chiedevano colore, e l’ossidiana non ne ha. Piuttosto che tingere l’ossidiana, cosa che su un vetro non attecchisce, ho preferito abbinarla a pietre che ne hanno già. Le varietà di ossidiana mostrano quante poche sfumature offra la pietra da sola, e gli altri bracciali sono qui.
Un’agata tinta si legge nel foro della perla. Il colore si ferma dove si fermano i pori.
L’ossidiana non teme l’acqua, ma l’agata tinta impallidisce al sole diretto prolungato : non lasciate il bracciale sul davanzale. Toglietelo prima dello sport, basta un panno morbido, mai una vasca a ultrasuoni. Pulire un gioiello in ossidiana dice il resto.








